domenica 22 marzo 2009

LA PIZZA


La pizza nasce nel XVIII secolo a Napoli. Le prime pizzerie, come quelle di Zi' Ciccio e di 'Ntuono Testa, toglievano le pizze dal forno e le consegnavano a giovani venditori, che giravano la città attirando la clientela con frasi che esaltavano la bontà del prodotto. La pizza ebbe un tale successo che Ferdinando I, re delle due Sicilie, nel 1762 si recò personalmente alla Salita S. Teresa per gustare le pizze di 'Ntuono Testa.
Il percorso inizia sin dai tempi più remoti, quando si hanno le prime notizie sull'utilizzo della focaccia, vera e propria antesignana della pizza. La prima testimonianza risale a più di 4000 anni fa. Nel lago di Garda è stata ritrovata una focaccina con il segno di un morso ben visibile. Un semplice impasto di frumento che testimonia la presenza di quel cibo fin dall'età del bronzo. Notizie più precise sull'uso della focaccia le abbiamo con gli etruschi, che importarono la pietanza dall'oriente. Le mangiavano in abbondanza preparandole ad uso di piatti e ricoprendole con altre pietanze, come si fa con le tortillas messicane. Anche i Greci facevano largo uso di focacce. La maza era una grossa focaccia composta da un impasto di farina d'orzo con acqua e vino, la plakous invece era con il formaggio e i greci ne erano ghiottissimi.
Il termine focaccia deriva dal latino focus, e questo a testimonianza del fatto che anche nella Roma Antica quella pietanza era largamente usata. Catone il Censore nel II secolo avanti Cristo, ci parla di focacce tonde condite con olio d'oliva, erbe e miele. Nel De Coquinaria di Apicio, il più famoso ricettario della Roma imperiale, si ha notizia di una focaccia con formaggio e aglio, con verdure e coriandolo.
Nel 1522 arriva in Italia il pomodoro, elemento fondamentale per la nascita della pizza napoletana; e furono proprio i napoletani a scoprirne le virtù culinarie. Infatti il pomodoro, diffusosi in Spagna dopo la scoperta dell'America e ritenuto da molti tossico, veniva usato solo come pianta ornamentale.
Elementi fondamentali: pasta lievitata e pummarola. Furono in molti ad apprezzarne le doti, senza distinzioni di classe sociale. Abbiamo visto come i Borboni non fossero indifferenti ai sapori di quella pietanza nata dalla cucina popolare. Domenico Testa, figlio di 'Ntuono Testa, veniva chiamato più volte alla reggia di Capodimonte per preparare la pizza a Ferdinando II, che in segno di riconoscenza lo fregiò del titolo di monzù, prerogativa dei cuochi reali. Un secolo più tardi, sempre alla reggia di Capodimonte, altri monarchi, quelli del giovane Regno d'Italia, ebbero modo di assaggiare il meglio delle pizze napoletane. Umberto I di Savoia e la regina Margherita, nel giugno del 1889 erano alloggiati in visita ufficiale alla reggia, e decisero di convocare Nas'e cane, soprannome di Raffaele Esposito che assieme alla moglie Rosina Brandi gestiva la pizzeria di Pietro... e basta così. Nas'e cane preparò tre tipi di pizza: la pizza alla mustincola (strutto formaggio e basilico); pizza alla marinara (pomodoro, aglio e origano); la pizza alla mozzarella (pomodoro e mozzarella). La tradizione vuole che a quest'ultima Rosina Brandi aggiunse del basilico per riprodurre i colori del tricolore. La regina Margherita gradì molto la pizza alla mozzarella, e allora i coniugi Esposito decisero di intitolargliela.
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sabato 21 marzo 2009

La cucina Last minute

Barchette di ricotta e Chiaretto: La cucina ''last minute'' molto gettonata d'estate, non disdegna d'esser affiancata da un vino intrigante, come il Chiaretto Piona, pone bene in risalto caratteristiche. Eccolo protagonista di un piatto freddo, adatto ad esser servito come antipasto o piatto unico in queste calde serate afose! In una coppa di vetro lavorate con una spatola la ricotta fresca, poco olio evo, sale, pepe bianco, paprica dolce, noce moscata e qualche cucchiaio di senape. Dovrete realizzare un composto spumoso. Lasciatela riposare in frigo per circa 3 ore. A parte bollite alcune patate [se medie, una per persona] e fatele raffreddare. Quindi, sbucciatele molto bene, tagliatele a metà e con un cucchiaino scavatele, eliminando parte della polpa! Otterrete così delle barchette; farcitele con la mousse, spruzzatele di prezzemolo, paprica e adagiatele su un vassoio su cui avrete messo larghe foglie di lattuga. Servite dopo mezz'ora accompagnando con il Chiaretto Piona.

Carne cruda all'albese

Ecco un piatto saporito, di quelli che seducono il cuore. La preparazione non è affatto difficile ed è alla portata anche delle mani meno esperte. Per la carne cruda all’albese servirà della polpa di vitello (coscia), abbondante aglio, succo di limone filtrato, olio evo, tartufo di Alba e pepe appena macinato. Si inizia parando e pulendo la polpa di vitello da nervature e parature. Si adagia la carne su un tagliare e con l’ausilio la si taglia in dadolata molto piccola. Quindi si procede tritandola finemente, con pazienza. Se realizzate che sia impossibile o ardimentoso chiedete al macellaio. Una volta tritata, la carne deve essere adagiata in una coppa di vetro e condita con gli spicchi di aglio schiacciati, l'olio evo, poco sale e il pepe. Iniziate ad amalgamare e mescolare bene. Aggiungete anche il succo di limone e dopo avere mescolato l’ultima volta fate riposare in frigorifero. Quindi tirate fuori dal frigo e adagiate la carne trita su piatto pronto decorando con lamelle di tartufo bianco. Con questa bontà noi di Ubb abbiamo abbinato un Dolcetto evocando un meraviglioso momento di piacere.

Buon appetito!

venerdì 20 marzo 2009

ODE AL VINO


CHARLES BAUDELAIRE (Parigi, 1821 - 1867)


L'ANIMA DEL VINO,

da "I fiori del male"


Nelle bottiglie l'anima del vino
una sera cantava: "Dentro a questa
mia prigione di vetro e sotto i rossi
suggelli, verso te sospingo, o caro
diseredato, o Uomo, un canto pieno
di luce e di fraternità. So bene
quanta pena, sudore, e quanto sole
cocente, sopra la collina in fiamme,
son necessari per donarmi vita
ed infondermi l'anima. Ma ingrato
non sarò, né malefico, ché provo
immensa gioia quando nella gola
cado d'un uomo usato dal lavoro:
il suo petto per me è una dolce tomba
e mi ci trovo meglio che nel freddo
delle cantine. Odi risuonare
i ritornelli delle tue domeniche
e la speranza che bisbiglia dentro
al mio seno che palpita? Coi gomiti
sopra il tavolo mentre ti rimbocchi
le maniche, mi vanterai e contento
sarai: della tua donna affascinata
accenderò lo sguardo; robustezza
ridarò a tuo figlio e i suoi colori,
e sarò per codesto esile atleta
della vita, l'unguento che rafforza
i muscoli dei lottatori. In te
cadrò, ambrosia vegetale, grano
prezioso, sparso dal Seminatore
eterno, perché poi dal nostro amore
nasca la poesia che a Dio rivolta
spunterà in boccio come un raro fiore."

giovedì 19 marzo 2009

E' TEMPO DI PRIMAVERA!!


Se lavorate nei dintorni di Venezia e avete una pausa breve per il pranzo, fate una veloce sosta al Ristorante Autorimessa sito al terminal bus in Piazzale Roma, aperto tutti i giorni fino a mezzanotte. Tavoli dentro il locale e fuori sotto le tende rosse.
Con il cambio di stagione, i proprietari, apportano dei cambiamenti anche al loro menu e in questo periodo hanno ideato un'ottima proposta per voi.
Scegli i colori dei fiori. Il giallo, il rosso e l’arancione sono i colori dell’energia e il verde del rinnovamento, aiutano a mantenere il buonumore e rendono più lucida la mente.
Perciò:
1° piatto: Riso allo zafferano o Spaghetti al pomodoro
2° piatto: Insalata verde mista, con carote, pomodori e mozzarella
Frutta: melone o ananas
Ritornerete al lavoro vitali e leggeri!

Non perdetevi quest'opportunità!

VI ASPETTIAMO.